LORENZA BARONCELLI

Austin, TX 14:30

Cody Wilson è uno studente venticinquenne di legge e disegnatore della prima pistola che può essere completamente prodotta con una stampante 3D. © foto Lorenza Baroncelli

Introduzione all’intervista di Joseph Grima: Domus 971 (pdf)

In questo momento storico ci sono poche cose che accendono una scintilla di curiosità, fascino e paura come l’incontro tra fucili e stampanti 3D.

Tuttavia il nostro interesse per Cody Wilson non risiede nel suo approccio volutamente sensazionalista al design. Eravamo, piuttosto, alla ricerca di un confronto ravvicinato e personale con qualcosa di decisamente complesso: la Generazione Y. Si tratta di venticinquenni tecnologicamente competenti che fanno parte di gruppi come Bitcoin e Anonymous, e tutti quei crypto-anarchici che stanno creando una nuova sottocultura digitale.

In altre parole, volevamo capire — dal vivo e attraverso Cody — alcuni dei cambiamenti della nostra società. Per questo motivo ho passato una settimana con lui, vivendo la sua vita. Ero con Cody mentre gli veniva ordinato dal Governo federale di eliminare i file dal suo sito Internet, e mentre cercava di capire da chi arrivasse veramente quest’ordine. Era spaventato. E così ho iniziato a pensare: chi ha paura di chi? La verità è che siamo noi ad avere paura di lui, perché risveglia l’ossessione più atavica dell’essere umano: la paura della morte. Allo stesso tempo, però, Cody ci attrae, perché alimenta il nostro desiderio di potere.

DEFCAD, l’ente non-profit da lui fondato, è il gioco perfetto per rendere urgente una riflessione, ancora dormiente. Quando si è parlato di Cody, ci si è soffermati a pensare se fosse giusto usare le armi, ma mai a valutare quale fosse la nostra responsabilità nel rapporto con la tecnologia. Gli effetti della rivoluzione tecnologica avviata dai maker e dalla prototipazione rapida ci appaiono ancora lontani: sembrano appartenere più alla fantascienza che al mondo reale. Cody, invece, questa rivoluzione ce la sbatte in faccia. Il fulcro della questione non è certo l’accessibilità delle armi, dato che abbiamo già libero accesso a esse, legalmente o illegalmente. Su Google si trovano decine di progetti di pistole molto più semplici da realizzare del Liberator stampato in 3 da Cody.

Le guerre si sono sempre combattute e le guerriglie sono sempre state armate — basta pensare che Dzhokhar e Tamerlan Tsarnaev hanno imparato online a costruire la bomba della strage alla maratona di Boston. La verità è che la cultura delle armi alimenta un’industria finanziata dalle lobby che le producono, e che il limite posto al dilagare di una follia omicida è sempre stato il senso di auto-preservazione della società: la semplice, e giusta, coscienza che uccidere è sbagliato.
Per capire Cody e il movimento dei crypto-anarchici bisogna cambiare prospettiva e riflettere sull’accresciuto potere dell’individuo nell’era tecnologica. Chiunque può contribuire a modificare il comportamento di quel sistema non lineare, a volte caotico, in cui viviamo, aggiungendo un grado di entropia alle sue condizioni iniziali: basta immettervi una semplice idea. E questo è lo spazio di azione in cui si muove DEFCAD, Bitcoin e i crypto-anarchici.
La tecnologia sta cambiando il mondo e sta rendendo obsolete anche le democrazie liberali, oltre ai sistemi autocratici demonizzati dall’Occidente. Il sistema economico che ha generato gli Stati-nazione è finito, siamo entrati nell’era dell’economia digitale. La tecnologia sta rendendo urgente una nuova forma di governance globale in cui non si parli più di Paesi e nazioni. DEFCAD è dunque solo il sintomo di una più ampia trasformazione tecnologica e informatica e dell’effetto che questa trasformazione ha e avrà sulla nostra realtà quotidiana.

Il design e l’architettura sono il modo in cui questa realtà si disegna, sono la traduzione fisica dei nostri bisogni, dei nostri gesti, del nostro agire politico. È ormai diventato urgente non aver paura di parlare di armi, di hacker, di cyberspazio. È urgente imparare invece a introdurre questa riflessione all’interno del dibattito architettonico. E parlare di Cody, e con Cody, è un buon modo per iniziare.

(Articolo apparso su Domus 971)